Fine

MaratonaAlla fine, dopo l’ultima curva, si vede il gonfiabile dell’arrivo e, mettendo nelle gambe le pochissime energie rimaste, si cerca di aumenta la velocità e di apparire un po’ meno sfiniti, giusto per poter alzare le braccia al cielo ed esultare commossi.

Diciamo che questo ultimo post della serie “100 post in 100 giorni” è quasi come una maratona. Si è partiti con la speranza di fare il personale, ma poi a un certo punto ci si è accorti che non ci sarebbero state le forze per mantenere un certo ritmo. Allora si rallenta, e quando ci si sente particolarmente sfiniti, si inizia ad alternare il passo con la corsa, ma non si mette mai in dubbio che si taglierà la linea dell’arrivo.

E come da miglior tradizione podistica, terminata una gara si inizia a pensare alla successiva.

100 foto in 100 giorni su Instagram? 100 tweet in 100 giorni?

Adesso ci riposiamo un pochino, poi vedremo.

115 post in 131 giorni
#post 115/115

Fa#m

E’ un vecchio video, risale al ’78, una eternità fa.

Branduardi è stato il mio primo concerto, al Ferroviario di Cagliari. Una esperienza completamente nuova.

All’apertura del concerto sul parco si vede solo lui. L’unica luce è un faro viola che illumina la criniera dei sui capelli da dietro e che ne disegna la sagoma.
Lui e il suo violino che inizia a intonare le note di Ballo in Fa#m.

113 post in 126giorni
#post 103/113

Grattando solo un poco la superficie

Roma archeologicaProvo sempre un profondo fascino riguardo l’archeologia.

Mi genera un grande stupore guardare delle rovine e pensare a quanti anni mi separano da loro.

Roma è l’immagine vivente della croce e delizia che un ricchissimo patrimonio archeologico si porta appresso.

Da sempre si combatte la battaglia tra necessità di infrastrutture e ritrovamenti appena si gratta la superficie.

Di questi giorni l’ennesimo ritrovamento come testimonia questo articolo de lastampa.it

109 post in 118 giorni
#post 76/109

Buona informazione

C’è modo e modo di fare giornalismo e in un momento in cui l’editoria e i principali media di informazione attraversano una profonda crisi di risultati economici, sembra che urlare, parlare per slogan, rendere la notizia epica o tragica sia l’unica ricetta per campare.
E se questo è vero per la carta è ancora più vero per il web, dove la raccolta pubblicitaria è legata a quante volte un banner viene visualizzato o cliccato.

La caccia al page view è spietata e neppure le più rinomate testate giornalistiche si salvano.
Una occhiata alla home page di corriere.it o alle imbarazzanti gallerie fotografiche di repubblica.it sono i tristi esempi.

In questo universo ci sono diverse eccezioni. Uno dei siti che spesso cito e di cui riporto il link è il post.it.

Logo de ilpostLo leggo spesso perché se voglio approfondire un argomento di attualità o capire semplicemente di cosa esattamente si stia parlando nelle sue pagine spesso trovo una risposta.

Un esempio può essere questo articolo su ebola:
http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/11/26/dove-arriva-ebola/.

Ma lo stesso si può dire se parliamo dell’articolo 18 o dell’ISIS o IS che di si voglia.

C’è ancra un po’ di speranza per l’informazione sul web.

109 post in 118 giorni
#post 73/109

La palla di fuoco

AntaresOgni tanto purtroppo succede, ma almeno questa volta non ci sono state vittime.

Probabilmente molti hanno ancora impresso nella memoria le immagini dell’esplosione durante le fasi di decollo dello Space Shuttle Challanger nel gennaio del 1986 o le immagini della disintegrazione al rientro del Columbia a febbraio 2003.

Potrei dire una inesattezza, ma in questi due incidenti c’è stato il maggior numero di vittime legate alle missioni spaziali americane.

Il film Apollo 13 racconta nella sua spettacolarizzazione dell’evento, un incidente mortale evitato, relegandolo la cosa alla sola categoria di incidente.

La cosa peggiore capitata in precedenza fu la tragedia a terra, durante una delle prove generali prima della messa in orbita, dell’Apollo 1. Prese fuoco il modulo di comando uccidendo l’intero equipaggio.

Ogni tanto mi capita di ragionare su due cose: la prima è che per riuscire ad allontanarsi dall’orbita terrestre il razzo è scomposto principalmente di propellente e solo in piccola parte da equipaggio o materiali da portare in orbita. La differenza del vettore da una enorme bomba è infinitesimale.
La seconda è che ancora oggi il calcolo della trattoria balistica è fondamentale perché l’oggetto che lascia la terra vada regolarmente a occupare l’orbita prestabilita.

Un errore di calcolo e il nostro bell’oggettino va o a disintegrarsi nell’atmosfera o a perdersi da qualche parte nel freddo spazio esterno.

103 post in 106 giorni
post #48/103

A me mi piacciono gli EELST

Elio e PaolaDa poco è stata pubblicato uno studio che è arrivato a conclusioni a cui io ero già giunto nella mia totale empiricità.
Il risultato di questo studio ha occupato per diversi giorni uno dei boxini della colonna di destra dei più titolati quotidiani nazionale online.
Per intenderci, ha fatto compagnia a diversi scoop tipo: Belen sorpresa nuda, galleria fotografica del tronista di turno sorpreso in atteggiamento lascivo con una delle partecipanti del grande fratello numero sette.
Insomma, parliamo di cultura e scienza con la “c” maiuscola.

In breve, nell’articolo ci veniva spiegato come la musica che ascoltiamo nell’adolescenziale, ovverosia i gusti musicali che maturiamo in quella fascia d’età siano quelli che ci portiamo avanti per il resto della nostra vita.

Il mio bagaglio di De Andrè, Bennato, Graziani, Genesis, Pink Floyd arrivano dritti dritti dalla mia fascia 13-18 anni. Il resto spessissimo è noia.

Poi come rara eccezione c’è qualcosa che si aggiunge dopo i 25 anni.

Una di queste sono gli Elio e le storie tese.
Non ho memoria di quando li ho ascoltati per la prima volta, ma so per certo che è stata una folgorazione. E questo ancora prima che fossero conosciuti dal vasto pubblico dopo il primo Sanremo.

Il video che segue serve a comprendere perchè li reputi dei geni.

P.S.
Feiez non ti dimenticherò mai.

100 post in 100 giorni
post #8/100

California and time lapse

Uniamo due passione, che in verità alla fine sono tre: l’amore per la California e più in generale per la costa ovest degli USA, la fotografia e i video in time lapse, ovvero la tecnica di montare una sequenza di foto cadenzate nel tempo in un filmato.

Tramite il sempre presente Facebook sono arrivato a un articolo de il Post che parlava del video che vedete qui a seguire.

In California ci sono stato due volte, la prima nel 2008 e la seconda nel 2010.
La prima da San Diego e salire sino a San Francisco, passando per Los Angeles, il Joshua Tree National Park, il Big Sur, la Silicon Valley e in altri posti che ora non ricordo. Fortunatamente l’archivio delle foto scattate aiuta a mettere una pezza alla mia fallace memoria.
La seconda da San Francisco, poi giù a Los Angeles e dopo a est attraversando la Dead Valley, Las Vegas, il Grand Canyon, per arrivare sino alla Monument Valley.

In un prossimo post le foto, per ora godetevi questo video.

California from Hal Bergman on Vimeo.

post #3, 100

Barcellona: Hipstamatic photo history



Sagrada Familia
Sagrada Familia

Cinque giorni a Barcellona con il solo iPhone per documentare e ricordare.

Una serie di scatti filtrati dagli obiettivi e dalle pellicole Hipstamatic che danno un non so che di vintage e di fotografia di altri tempi; senza dimenticare rimane sempre presente il rischio della schifezza.

Piacevole scoperta di una città che non conoscevo.

Cinque giorni scanditi dalla contante compagnia di Antoni Gaudì.