Giorgio addio

Alla fine Giorgio Napolitano si è dimesso, ma come non ricordarlo in una delle vignette di Makkox?

Giorgio Napolitano

Il resto qui (o un click sull’immagine)

P.S.
Stima profonda per l’uomo come persona e per l’uomo al servizio dello stato.

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#post 112/115

Here is NY

Here is New YorkQuanto successo a Parigi nei giorni scorsi mi ha fatto tornare in mente un sito web legato indissolubilmente all’11 settembre 2001.

Il sito si chiama hereisnewyork.org e nasce come raccolta di materiale fotografico legato al prima, durante e dopo la tragedia delle Twin Towers.

Se lo si visita oggi, purtroppo, non ha la totalità delle pagine e delle immagini disponibili, ma quello che si può vedere è sempre tanto.

Il sito acquisisce valore nell’aver raccolto per immagini quello che era il World Trade Center, dato che delle immagini della tragedia e del dopo tragedia siamo stati sommersi.

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Come Video Music

Logo Vevo.comCredo che capiti a tutti di arrivare tardi a qualcosa e accorgersi che c’erano tutti i presupporti per capire prima, ma tant’è.

Oggi ho scoperto vevo.com ascoltando un reload di Deejay Chiama Italia.

Mi era già capitato diverse volte di vedere il logo vevo su youtube.com le volte che cercavo qualche video musicale, ma non pensavo fosse un sito a se stante.

A prima vista mi ha ricorda molto quella che era Video Music una volta,  sembra qualcosa di più di una semplice raccolta di clip musicali.

Da approfondire.

Mentre scrivevo questo post mi son ascoltato questo video

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#post 104/113

Traccia permanente

NetworkIl ragionamento che intendo fare parte da questo articolo di Massimo Mantellini pubblicato su ilpost.it.

La ragazza sorride. Allarga le braccia. In una delle tre foto abbraccia un ragazzo più giovane (un parente? Un amico?) la faccia di lui resa irriconoscibile con un effetto pixel. Come si fa con i bambini o con la faccia di qualcuno che era lì di passaggio ma che non c’entra nulla. Quei pixel aggiungono pena alla pena. […]

[…] Ora la ragazza è morta e i giornali, quasi tutti, hanno usato le sue foto, prese dal suo profilo Facebook per corredare i servizi di cronaca nera che parlano di lei. Hanno chiesto il permesso a qualcuno? Non ce n’è stato bisogno. Erano lì, su Internet, è bastato un colpo di mouse per impadronirsene. Un altro per pubblicarle. […]

Qui si può leggere l’intero articolo

Circa sei mesi fa, io e mia moglie Alessandra, ci siamo trovati davanti una platea di adulti scout dell’Assoraider. Il tema del dire era “Web e scautismo”.

Si è parlato sopratutto del rapporto che può intercorrere tramite la rete tra l’adulto educatore e il ragazzo. Al di la del tracciare i limiti di responsabilità e a esporre la potenza che un mezzo come i social mettono a disposizione, si sottolineava un aspetto fondamentale: nel momento in cui si va a pubblicare una qualsiasi cosa su internet, sia sul nostro sito personale con dieci accessi settimanali che sul nostro profilo Facebook che vanta centinaia di amicizie, noi ne perdiamo il controllo.

Quello che spessissimo dimentichiamo è che in maniera diretta o indiretta chiunque può accedere ai nostri contenuti e farne quello che meglio crede, indipendentemente dalla nostra volontà e indipendentemente dal tempo che sono stati raggiungibili.

Facebook e i social in generale hanno messo alla portata di chiunque uno strumento estremamente semplice per raggiungere una platea ampia. Di contro spesso danno una falsa sensazione di privatezza.

Credo sia capitato un po’ a tutti di avere a che fare con un contatto che esterna in maniera esagerata i suoi sentimenti di amore o di odio verso qualcuno o qualcosa, dimenticando che al 99% delle persone raggiunte non può interessare.  Il più delle volte si genera fastidio e imbarazzo.

Pochissimi di noi andrebbero sulla pubblica piazza a urlare il proprio amore incondizionato verso il proprio partner dal balcone di casa o nella pubblica piazza. Quindi perchè farlo sulla rete?

Ma sopratutto: sai che stai lasciando una traccia indelebile?

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#post 98/112

Satireggiando

Spinosa.it

La satira è satira quando sa essere irriverente e cinica.

In questi anni quelli di spinosa.it hanno centrato in pieno entrambi gli obiettivi. Facendo ridere alle volte di più e alle volte di meno.

Politica e religione gli argomenti più utilizzati, ma d’altronde in Italia credo che non possa essere diverso. Sicuramente parliamo di due campi in cui spesso è come sparare sulla croce rossa.

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Cyberwar

CiberpunkIn questi giorni c’è un articolo interessante su ilpost.it che prendendo spunto da quanto è successo in queste settimane alla Sony Pictures, fa il punto su quella che viene chiamata la “Guerra Cibernetica” .

Per tutta una serie di associazioni mentali avute dopo aver letto l’articolo, ho pensato al libro di fantascienza “Neuromante” di William Gibson.

Se non lo avete letto, fatelo. E’ solo fantascienza, ma la strada tracciata sembra giusto quella.

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In principio fu Pong

PongSui video games degli albori già ho scritto qui, ma oggi leggendo l’articolo de lastampa.it relativo alla morte di Ralph Baer, ovvero l’inventore di Pong, mi è tornato in mente quel periodo.

A rivedere oggi quei videogiochi si ha la stessa impressione di quando si guarda un film muto o, meglio ancora, quando si rivede uno dei primi esperimenti dei fratelli Lumière.

Si, perchè quando parliamo di Pong parliamo di uno dei primissimi giochi, qualcosa di innovativo, qualcosa che prima non c’era, qualcosa che apre un periodo.

Pong sta ai  Final Fantasy XV  come i fratelli Lumière stanno a ad Iron Man 3.

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#post 81/110

 

Blocca

Già in precedenza qui ho scritto di Makkox, ma vale la pena di passare ogni tanto per il sito della RAI dove sono archiviate tutte le sue strisce trasmesse da “Gazebo“.

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Questione di religione

imageSe dovessi veramente decidere di aderire a una religione probabilmente questa sarebbe il pastafarianesimo.

Su Wikipedia.it c’è un ottimo articolo in merito all’indirizzo http://it.m.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo.

Tralascio all’articolo origini ed evoluzione e mi limito a citare due cose.
La prima sono quelli che per altre religioni sarebbero i comandamenti, mentre per il pastafarianesimo sono semplici suggerimento, o meglio ancora “io preferirei davvero che tu evitassi”.
Eccone alcuni:

  1. Io preferirei davvero che tu evitassi di comportarti come un asino bigotto “più-santo-di te” quando descrivi la mia spaghettosa bontà. Se qualcuno non crede in Me, pace, nessun problema! Dico davvero, non sono mica così vanitoso. E poi non stiamo parlando di loro, quindi non cambiare argomento!
  2. Io preferirei davvero che tu evitassi di usare la Mia esistenza come motivo per opprimere, sottomettere, punire, sventrare, e/o, lo sai, essere meschino con gli altri. Io non richiedo sacrifici, e la purezza è adatta all’acqua potabile, non alle persone.
  3. Io preferirei davvero che tu evitassi di giudicare le persone per come appaiono, o per come si vestono, o per come camminano, o, comunque, di giocare sporco, va bene? Ah, e ficcati questo nella tua testa dura: donna = persona. Uomo = persona. Tizio noioso = Tizio noioso. Nessuno è meglio di un altro, a meno che non stiamo parlando di moda e, mi spiace, ma ho dato questo dono alle donne e a qualche uomo che capisce la differenza fra magenta e fucsia.

La seconda cosa riguarda la presa in giro di quelle relazioni statistiche che di vera relazione non hanno nulla ma che vengono create con solo scopo di veicolare idee decisamente deboli. In pratica il movimento incoraggia la pratica della pirateria perché si è notata una relazione tra la diminuzione di questa e l’aumento delle temperature media sulla terra.

Stupidagini? Forse, ma leggete quest’altro articolo: boingboing.net/2013/01/01/correlation-between-autism-dia.html

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Buona informazione

C’è modo e modo di fare giornalismo e in un momento in cui l’editoria e i principali media di informazione attraversano una profonda crisi di risultati economici, sembra che urlare, parlare per slogan, rendere la notizia epica o tragica sia l’unica ricetta per campare.
E se questo è vero per la carta è ancora più vero per il web, dove la raccolta pubblicitaria è legata a quante volte un banner viene visualizzato o cliccato.

La caccia al page view è spietata e neppure le più rinomate testate giornalistiche si salvano.
Una occhiata alla home page di corriere.it o alle imbarazzanti gallerie fotografiche di repubblica.it sono i tristi esempi.

In questo universo ci sono diverse eccezioni. Uno dei siti che spesso cito e di cui riporto il link è il post.it.

Logo de ilpostLo leggo spesso perché se voglio approfondire un argomento di attualità o capire semplicemente di cosa esattamente si stia parlando nelle sue pagine spesso trovo una risposta.

Un esempio può essere questo articolo su ebola:
http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/11/26/dove-arriva-ebola/.

Ma lo stesso si può dire se parliamo dell’articolo 18 o dell’ISIS o IS che di si voglia.

C’è ancra un po’ di speranza per l’informazione sul web.

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