La stagione della NYCM

NYCM2009Domenica si correrà la maratona di New York e sui social già da alcuni giorni stanno comparendo le foto di alcuni amici che sono li per correrla.

Io posso dire di aver avuto la fortuna di correrla per tre volte.
La prima volta nel 2006 fu la mia prima maratona.

Provo un che di invidia e nostalgia per chi è la.

La prima definizione dopo averla corsa è stato: “E’ un circo”.

Questo breve video da una idea del perché sia una festa per chi la corre e per chi fa da pubblico.

Credo che domenica, come già altre volte ho fatto, mi metterò davanti al TV per seguirla.

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L’invasione delle cavallette!

Ci sono dei film, o meglio gli spezzoni all’interno di alcuni film che abbiamo amato, che sono diventati un classico.

Spesso in seguito fanno parte di un linguaggio per iniziati. Se fai parte di una certa elite capisci al volo l’intera sequenza dalle prime tre battute.

Se dici: “Ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, …” solo quelli che possono capire sanno di cosa stai parlando.

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La palla di fuoco

AntaresOgni tanto purtroppo succede, ma almeno questa volta non ci sono state vittime.

Probabilmente molti hanno ancora impresso nella memoria le immagini dell’esplosione durante le fasi di decollo dello Space Shuttle Challanger nel gennaio del 1986 o le immagini della disintegrazione al rientro del Columbia a febbraio 2003.

Potrei dire una inesattezza, ma in questi due incidenti c’è stato il maggior numero di vittime legate alle missioni spaziali americane.

Il film Apollo 13 racconta nella sua spettacolarizzazione dell’evento, un incidente mortale evitato, relegandolo la cosa alla sola categoria di incidente.

La cosa peggiore capitata in precedenza fu la tragedia a terra, durante una delle prove generali prima della messa in orbita, dell’Apollo 1. Prese fuoco il modulo di comando uccidendo l’intero equipaggio.

Ogni tanto mi capita di ragionare su due cose: la prima è che per riuscire ad allontanarsi dall’orbita terrestre il razzo è scomposto principalmente di propellente e solo in piccola parte da equipaggio o materiali da portare in orbita. La differenza del vettore da una enorme bomba è infinitesimale.
La seconda è che ancora oggi il calcolo della trattoria balistica è fondamentale perché l’oggetto che lascia la terra vada regolarmente a occupare l’orbita prestabilita.

Un errore di calcolo e il nostro bell’oggettino va o a disintegrarsi nell’atmosfera o a perdersi da qualche parte nel freddo spazio esterno.

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Il labirinto del mobile

IkeaIeri ero l’Ikea di Carugate a Milano.
L’organizzazione e la filosofia di questa catena di negozi non finisce mai di stupirmi.

Tralasciamo l’estrema razionalizzazione costruttiva, quella secondo cui tu acquisti un mobile e poi lo monti tu a casa.
Intere generazioni di comici hanno costruito spassosissimi monologhi in merito.

Quello che mi genera un sentimento di ammirazione è la disposizione del negozio.
In una pianta rettangolare viene organizzato una sorta di labirinto, un percorso che si avvolge su se stesso che per te che lo percorri è come una lunga unica galleria.

Questa estate sono stato in vacanza in Danimarca e un sera abbiamo deciso di fare il ponte che collega Copenaghen alla città svedese di Malmo.
Una volta che ci siamo trovati nella patria dell’Ikea abbiamo deciso che era necessario fare una visita al negozio locale.
Farsi una foto sul letto Malm a Malmo era un’occasione da non perdere.
Lo davo quasi per scontato, ma ho avuto la conferma, ovvero sia il negozio che la merce venduta era la stessa identica a quella che si trovi in un qualsiasi store italiano e credo anche mondiale.

Neppure la Coca-Cola è uguale in tutto il mondo.
Ikea ha realizzato la globalizzazione molto prima che fosse di moda parlarne.

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Ho vinto il Casto

Alpstation Monte Casto TrailCominciamo a raccontare un po’ da lontano.

L’ultima maratona che ho corso risale al 2012 e la qualità degli allenamenti e della forma fisica è andata lentamente ma inesorabilmente a decadere.

È’ iniziata una serie di piccoli e fastidiosi infortuni che sono stati a volte il motivo e a volte la scusa per non uscire a correre.
Praticamente la crisi del settimo anno podistico.

Per dare una svolta alla cosa bisogna trovare delle motivazioni e cosa c’è di meglio se non porsi un traguardo sfidante. Estremamente sfidante!

La versione breve del Trail del Monte Casto, la 21 chilometri D900+, cioè 900 metri di dislivello positivo, cioè la somma delle salite arriva a sommare 900 metri, l’avevo corsa lo scorso anno. Era stato il mio esordio nel mondo del trail.

Ero reduce da una fastidiosissima sciatalgia che mi aveva perseguitato è fatto soffrire per diversi giorni. Partivo ripetendomi il mantra: “Per quanto poco allenato 21 chilometri si fanno anche camminando”.
Una volta terminata dissi a mia moglie che mi attendeva al traguardo che ero stanco come se avessi corso una maratona.

Era stato gettato un seme, dentro di me una vocina diceva: “Se hai fatto la 21 se vuoi puoi fare la 46”.

Per farla breve, ottobre si avvicina e anche se la forma non è smagliante, almeno è da un po’ che sto bene, dopo un inverno scandita dal nervo sciattico. Cedendo agli inviti e alle tentazioni di amici DRS, benedetto Ghirlanda, con tanti dubbi e tante perplessità mi iscrivo.

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Il portellone tondo

AirNewZealandAnni fa leggevo un articolo che spiegava come per le compagnie aeree fosse difficile far prestare attenzione agli annunci di sicurezza prima dell’inizio del volo.

Per intenderci, stiamo parlando di quando ti spiegano come si allacciano e si slacciano le cinture di sicurezza, dove sono le uscite di emergenza, come procurarsi e usare le maschere per l’ossigeno, ecc.

Nella remota ipotesi di un incidente aereo è molto importante che i passeggeri abbiano una benché minima idea di quali siano le procedure. Naturalmente parliamo di un incidente su cui ci sia qualcosa da fare, tipo l’atterraggio di emergenza sul fiume Hudson con entrambi i creatori bloccati dove la perizia dei piloti ha evitato una tragedia.

Prima ho trovato questo video sul sito di deejay.it

Poi cercando l’originale su youtube sono andato a parare su quest’altro, ovvero se pensate che ridipingere le pareti di casa sia un’impresa, immaginate cosa possa essere imprimere la livrea a un Boeing 787.

E comunque non ho ancora visto un aereo col portellone tondo.

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Asimov che torna

robot_asimovOgni tanto riprendo dei libri già letti da tempo per rileggerli.

Complice l’età che avanza, ma spesso ricordo abbastanza poco dei libri letti venti o trent’anni prima.

Questa volta è toccato a un classico: “Io, robot” di Isaac Asimov.

Ho apprezzato Asimov da quando ero adolescente. Non ricordo il primo romanzo letto, probabilmente fu “Le correnti dello spazio”.
Sicuramente la trilogia galattica ha siglato la stima duratura.

Gli ultimi romanzi, quelli dedicati a ricollegare alcuni filoni della sua narrazione forse non sono stati all’altezza, ma credo di potergli perdonare questa flessione di qualità.

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

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Capire il momento

Non è sempre facile capire il momento in cui ci si trova per intervenire adeguatamente.

Nel piccolo, è come quando ci si trova in una grande tavolata in cui vanno avanti in parallelo diversi discorsi.
L’esperienza di persona adulta mi ha insegnato che, prima di dire la mia in una discussione che sino a quel momento non avevo seguito, ascolto per alcuni minuti tacendo.
Troppe volte mi è capitato di fare interventi a sproposito solo perché avevo travisato quanto si diceva.

Allo stesso modo, nella situazione politica attuale, ognuno di noi si sente in diritto di dire la sua spesso senza avere una vera conoscenza e cognizione della complessità del problema su cui va a sentenziare.

Diverse settimane fa ho letto un articolo sul ilpost.it che purtroppo non trovo più, dove viene spiegata una seria teoria secondo cui più si è ignoranti su argomento più facilmente si crede di avere la soluzione definitiva.

Tutto questo ragionamento si riassume nella massima: “Prima di azionare la bocca ricordarsi di accendere il cervello”.

Fonte del video: linus.blog.deejay.it/2014/10/21/tetris/
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Nascosto alla vista

Sella del diavoloDella serie “Piccoli tropici di casa”, ovvero luoghi che in pochi conoscono ma che sono parte del tuo ambiente prossimo.

E’ un po’ come andare ad aprire quella porta che si è mantenuto sempre chiusa, che anzi neppure si sapeva che li ci fosse.

La Sella del Diavolo fa parte da sempre dell’immagine che il cagliaritano ha del Poetto, la spiaggia cittadina. E’sempre stata lì a delimitare l’inizio della spiaggia, a fare fa segnaposto, a sorvegliare dall’alto il porticciolo di Marina Piccola.

Ma appena dietro l’angolo, lungo il suo profilo nascosto, complice i vincoli militari che per anni ne hanno ostacolato la vista, c’è quello che si vede in foto.

A onor del vero c’è tanto altro, ma bisogna esplorare e andarselo a cercare.

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E lo chiamano autunno

E lo chiamano autunno.<br /><br />
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Anche oggi un po’ di mare e bagno. La temperatura dell’acqua continua a essere ottima.

Anche l’anno scorso la stagione si è prolungata, ma non ricordo sino a quando.

Finché dura godiamocela.

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