Di legno come Pinocchio

New York City marathonChe simpaticoni quelli del New York Times.

Ricordo un video in una certa misura simile con lo scopo di pubblicizzare e motivare un’altra maratona, potrei sbagliare ma ricordo quella di Boston.

Era giocato sul giorno dopo la maratona, in cui una serie di persone con evidenti problemi di mobilità nel compiere i gesti di tutti i giorni si scopriva molto complici. Questo perché senza scambiarsi una parola si sentivano parte della stessa esperienza.

Personalmente ricordo i minuti dopo la mia prima maratona, sempre a New York. Dopo aver tagliato il traguardo è iniziata la vera sofferenza.

Un lungo e lento calvario per ritirare la borsa col cambio lungo una fila che si muove lentissimamente. I muscoli che iniziano a fare veramente male. Un male diffuso e distribuito.

Poi il giorno dopo era difficile anche scendere dal marciapiede.

Ma tutto ciò non era importante. Quello che veramente era importante era che tu avevi corso per 42,195 metri ed avevi finito una maratona.

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